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Willy e la mia Guerra di Piero

Willy e la mia Guerra di Piero

Willy, nel giorno della sua buonanotte eterna

La mia Guerra di Piero è una Ninna Nanna a Willy.

Ieri sera, nel maestoso Atrio del Palazzo del Comune di Sciacca, la magia di De Andrè è tornata a rapirci.

Col capo coperto di cenere, ho indossato l’abito della festa e mi sono offerta al pubblico saccenze.

Lucina canta e racconta De Andrè, Sciacca, 7 settembre 2020

Nella mia rivisitazione “La guerra di Piero” è una ninna nanna. Inizio e fine sono aliti, soffi, carezze di conforto a tutti quei ragazzi assurdamente morti per l’assurdità della guerra o delle ingiustizie che affollano questa Terra.

Sono i soldati in trincea della Grande Guerra, sono ragazzini esattamente come Willy.

Ieri sera Piero era Willy. O Willy era Piero.

L’avevo addosso.

L’emozione, la commozione è stata tale che non sono riuscita a dire una parola. Le ho cercate per qualche istante, ma nulla, nodo alla gola e stop. Dovevo andare avanti.

Sentivo la platea.


La platea era gremita, seppur distanziata. Era con me ed era con Willy, a cantare con tutta l’anima questo sussurro di Ninna Nanna all’orecchio, questo conforto bislacco e materno. Questo saluto,
questa piccola, minuscola, consolante microscopica, buonanotte.

Buonanotte Willy.

Ci resta la luce dei tuoi occhi e la
brillantezza del tuo sorriso.

A noi il compito di raccontare la Luce dei tuoi occhi carichi di fiducia e speranza.

A noi il compito di cercare quell’alchimia che con Amore e Cultura addolcisce le pietre degli animi, trasformandole in animi umani.

Dormi sepolto in un campo di grano

Non e’ la rosa

Non è il tulipano.
Per te Willy,
mille
papaveri
rossi.

Ora ascolta, respira e dai la buonanotte a Willy


Puoi ascoltare qui la nostra Guerra di Piero e le carezze delle buonanotte.

Ascolta https://open.spotify.com/track/05n4NSn2SVBRJJmuqxaxUs?si=Nfqp0lM8S6y-kA3-6jIaiw

Hai sentito il soffio? Ti aspetto nei commenti.

De Andrè, Ferragosto e Donalegge.

De Andrè, Ferragosto e Donalegge.

Notte di ferragosto.
Madonie.
Frinire di grilli.

Il casale è un’antica masseria, la tenuta Don Ruggero. Ristrutturata dalla proprietaria Claudia Buccellato, con guizzi di genio contemporaneo rimasti fedeli all’immobilità del tempo. 2002 come 2020, trasuda di dedizione. La grande piscina mi aspetta fiera a strapiombo sulla vallata gialla.

Il rito di Ferragosto a Donalegge si reitera.
Generazioni di generazioni si ritrovano in chiacchiere amabili, raccolte da Polizzi, Petralia e Castellana. È la magia della condivisione che trasforma tutto in magia.

La padrona di casa è felice se cantiamo.

Canterò perché le voglio bene.
Canterò per onorare l’invito. Non è una cantatina postprandiale con la chitarrina a ripassare il canzoniere. Canterò perché amo riunire gli animi.

Le pietanze si avvicendano copiose. Sfincionello, ricottine, formaggio di capra, olive, patate arrostite, ogni genere di carne alla brace. È solo l’inizio.

Come una fiera mi aggiro per cercare il posto giusto.
Cerco “un posto che suoni”, che ci raccolga. Frattanto mi riscaldo, scaldo la voce con sibili, lip-roule, muti per gradi congiunti.

Fa caldo.

La richiesta e’ di esibirci fuori, che c’è pure il Covid.
La gente è riunita a gruppetti, distanziati ma a gruppetti.

Il banchetto è ricchissimo, manifesta elegante generosità.

Testo l’acustica, valuto le ipotesi di direzione del suono, spalle al muro del casale o la voce verso la valle? Temo che si disperda e noi con lei.

Fa caldo. Dentro ancora di più, ma l’acustica è perfetta.

Deciso.
Canteremo dentro.
Salirò sul gradino, così mi vedranno anche in fondo.

Il tavolo è grandissimo, 6 lastre di ferro naturale cerato, ciascuna misura forse un metro e sessanta. Il perimetro è un tripudio di prelibatezze siciliane.

La gente è allegra, adesso tutta intorno. L’imbarazzo della scelta. Siamo al dessert. Dolcetti di martorana, cedretti, cannolicchi, croccante di mandorla, mignon di ogni genere e tipo, gelo di mellone, che senti profumo di anguria e gelsomini.

Adesso è il momento.

Claudia invita gli ospiti a trattenersi dentro.

Mi concentro.
Raccolgo ogni briciolo di energia
e parto.

È un attimo il passaggio dalla convivialità del desinare alla sacralità dell’incontro nel Suono e nelle Emozioni.

Sincronizzo le anime e i cervelli.
Mani a tempo.
1 applauso
2 applausi
5 applausi
1000 applausi per i padroni di casa che lei ne è anche l’architetto designer.

Canto.

Mi appiglio a De Andrè: mi salverà dai detrattori, dai bambini ubriachi e irriverenti, dal cane che mi fa i controcanti. Boccadirosa, Marinella, la città vecchia senza censura, un assaggio corale del Pescatore, la richiesta della Ballata dell’amore cieco.

Intorno a me è tutto un canticchiare sommesso. Massimo è il mio pianoforte umano. La signora che fa il video bisbiglia a canone sul mio cantare. Non so chi sia. Mi fa una tenerezza assoluta.
Molti vorrebbero cantare.Tutti ci emozioniamo sotto le capriate bianche di un magnifico casale senza tempo.

Perché è cantando insieme che gli animi si ritrovano.

Lucina Lanzara

Lucina canta De Andrè a Donalegge
Lucina canta e racconta De Andrè al Teatro Golden, Palermo

Pubblicato da Lucina Lanzara su Martedì 22 agosto 2017
Khorakhanè a Villa Chiaretta

Avrei piacere di conoscere le tue impressioni.
Ti aspetto nei commenti qui sotto.

Lucina

Fuori soffiava forte il vento

Fuori soffiava forte il vento

Fuori soffiava forte il vento, ma non solo fuori.

A Febbraio dell’anno scorso, in occasione degli 80 anni di Faber, ho organizzato un concerto partecipato all’Auditorium Crociferi a Palermo. Lo spettacolo originario era Lucina canta e racconta De André. Tutto esaurito, un clima di festa diffuso. Con me in scena le Voci Vicine, i Ben Kadì alle percussioni, al pianoforte Roberto Brusca, grande Jazzista. Massimo Sigillò Massara il mio pianoforte umano. 

Faceva freddo, avevo freddo. Mi avvolsi nello sciarpone rosso, annodandolo sul fianco.
Volevo essere tutta rossa.
Mi scaldai.

Fuori soffiava dolce il vento”. Ma non solo fuori.

Il vento a Genova

Ho un rapporto intimo col vento: mi avvince. Era il 1996, a Genova, camminavo sotto i portici di Via XX Settembre. Mio padre mi aveva regalato un bel cappotto cammello, proprio come quello citato in Don Raffaè. Così protetta camminavo, quando a ogni passo era come se fossi sospinta da qualcuno, come se i sospiri del vento mi sospingessero e mi portssero avanti, rendendomi una libellula. Mi piaceva sentirmi spinta da dietro. Ho continuato a godere di questa sensazione per tutto il tempo che sono rimasta a Genova. 

Dicevamo, ai Crociferi il vento, incessante a farci compagnia per tutta la sera. Danzava con la grande volta bianca della cupola cinquecentesca, producendo fischi, sibili, ululati. Un’esperienza incredibile. Le sonorità del vento interferivano coi nostri canti. Assorbivano le nostre frequenze. Era un gioco dispettoso? Quasi silenziosamente, il Vento succhiava le frequenze delle voci, le ingurgitava gentilmente.

 

Un esercizio di ascolto: il vento

Adesso ti invito a fare un esercizio di ascolto e attenzione.
Questo è un video di 3 minuti tratto da quella serata.

Puoi vederlo tutto oppore andare al sodo:
dal 2’04” al 2’07”  il sibilo del vento è netto, distinto.

Presta orecchio, porgi attenzione.
Puoi percepirlo?

 

 Hai sentito il vento?

In quale altro momento del video lo hai sentito?

Indica nei commenti le tue sensazioni.

Vai!