ANTEFATTO
Ad Agosto del 2025 Aldo Messina proclama nella chat del suo gruppo “Nuddu si pigghia…” che a Febbraio 2026 si celebreranno gli 800 anni dell’incontro tra Fibonacci e Federico II, evento risolutivo per l’introduzione del numeri arabi e della nuova aritmetica nel mondo Occidentale.
Aldo intende organizzare un Convegno allo Steri. L’evento si è tenuto proprio ieri alla Sala delle Capriate dello Steri.
Un evento stupefacente per ricchezza e trasversalità dei contenuti e livello dei relatori.
Propongo un brano inedito, coinvolgendo a mia volta il prof Salvino Leone, medico bioeticista, con cui ho avuto l’onore di scrivere Oratori Moderni come Mons Regalis (Casa Musicale Sonzogno), Dies Natalis, Canto della Santuzza.
Propongo a Salvino Leone la scrittura di un poemetto da musicare ed eseguire in estemporanea con la Loop Station RC505 in occasione del Convegno che Aldo avrebbe organizzato.
Salvino Leone introduce l’Inno allo zero
Lucina Lanzara esegue l’inedito Inno allo zero in anteprima assoluto.
Guarda il video.
DURATA: 11 minuti
INNO ALLO ZERO
Zefiro zero
Poemetto in musica per voce e loop station
Testo: Salvino Leone
Musica, elaborazione e adattamento del testo, performance: Lucina Lanzara
Si incontra Fibonacci col grande Federico
Grande, magnifico stupore del mondo
Ma non è lui l’unico a stupirlo.
Dall’India lontana,
dove il nulla è ricchezza di natura,
viene a noi la sunya,
un vuoto esistenziale
che riempie il mondo intero.
Fibonacci lo cattura.
Il nulla viaggia
con le merci dei commerci,
nullità si fa ricchezza.
Giunge sunya dall’India
e raggiunge Persia e Arabia.
La sunya si fa sifr
e questa si fa “cifra”.
Di nuovo si riveste,
si fa vento leggero,
a stento percepibile,
lo Zephiro compare:
Signore e signori,
nato è lo zero!
Sunya Sifr zefiro zero
Sūnya sunya shunya
Il vuoto respira.
Sifr cifra soffio
Il nulla avvicina.
Zephirum zefiro zevero,
vento leggero,
resta un sussurro:
Zefiro zero.
Dai numeri romani,
lunghi, pesanti e complessi da gestire,
un nuovo sistema
semplice, completo, immediato,
d’assenza che è presenza.
Calcoli, algoritmi, equazioni e limiti.
Nasce la sequenza, la successione aurea.
Lo rende imperituro,
lo rende immortale,
lo rende infinito
nei secoli futuri.
Ogni numero è la somma
dei due che lo precedono:
1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89 144 233
La trova in tutto il mondo:
nei petali dei fiori,
nel porsi delle foglie,
di pigne e girasoli,
oniriche spirali,
divine proporzioni,
nell’Universo intero:
nato è lo zero.
Chi apprezzerà nullità?
Chi apprezzerà inesistenza?
Chi apprezzerà inconsistenza?
L’orgogliosa ma isolata
monarchia dell’uno
si fa dieci, cento, mille.
Nascosto e piccolino
riempie l’universo.
Umile l’assenza
che esalta la presenza.
Lo zero è vacuità nascosta,
Lo zero è vuoto esistenziale,
Lo zero è vita a perdere,
Lo zero è vita marginale.
Ma senza lo zero il piccolo resta tale
e l’uno rinunzia ad essere molteplice.
Fratello arabo, grazie del dono!
E grazie a te, Leonardo Fibonacci.
Hai trasformato il nulla in tutto,
l’irrilevante nel totalizzante.
Lunga vita ai nulla del mondo,
che diventino il tutto del futuro!
Era questo l’Inno allo zero, Zefiro zero.
Esegesi del poemetto in musica
“Inno allo zero, zefiro zero” di Fibonacci.
È un poemetto didattico‑celebrativo sullo zero: ne racconta la storia, il senso simbolico e il rovesciamento paradossale “dal nulla al tutto”.
Struttura generale
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Il testo procede per quadri: origine orientale dello zero, passaggio linguistico, rivoluzione matematica, applicazioni nella natura, conclusione etica e politica sul “nulla”.
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Il ritorno di formule (“Sunya Sifr zefiro zero”, “Zefiro zero…”) funziona come ritornello/inciso, da inno o canto, pensato per la performance in musica.
1. Incontro, origine e viaggio dello zero
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L’apertura mette in scena l’incontro tra Fibonacci e Federico II: è un aggancio storico ma anche simbolico, l’incontro fra sapere matematico e potere politico/culturale.
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Lo zero è raccontato come “ospite straniero”: nasce in India (“dove il nulla è ricchezza di natura”) e porta con sé una concezione del vuoto come valore, non come pura mancanza.
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Il percorso sunya → sifr → cifra → zefiro mostra come un’idea attraversa lingue e culture, mutando forma ma conservando il nucleo: il “vuoto” diventa “cifra”, cioè strumento potentissimo di calcolo.
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L’immagine del vento (“si fa vento leggero… lo Zephiro compare”) rende lo zero qualcosa di invisibile ma percepibile negli effetti: come il vento, non si vede ma produce movimento.
2. Ritornello rituale: il respiro del vuoto
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La sezione “Sunya Sifr zefiro zero / Sūnya sunya shunya…” è quasi una litania: reiterazione di suoni, sillabe, varianti della stessa parola per creare trance, respiro, effetto di mantra.
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“Il vuoto respira / Sifr cifra soffio / Il nulla avvicina” ribalta l’idea occidentale del nulla come negazione: il vuoto è respiro, soffio, spazio che permette alle cose di esistere e di incontrarsi.
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“Zephirum zefiro zevero / vento leggero / resta un sussurro”: lo zero è un quasi‑niente, un sussurro, ma sufficiente a cambiare il valore dei numeri.
3. Rivoluzione numerica e successione aurea
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Il contrasto con i numeri romani (“lunghi, pesanti e complessi”) sottolinea quanto il sistema posizionale con lo zero sia più “semplice, completo, immediato”: l’assenza che rende possibile una nuova presenza.
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L’elenco dei numeri di Fibonacci (1 1 2 3 5 8…233) è insieme citazione matematica e gesto poetico: la successione diventa verso, ritmo, formula quasi magica.
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“Lo rende imperituro, immortale, infinito nei secoli futuri” eleva Fibonacci a figura mitica, e con lui la matematica che coglie una legge interna all’universo.
4. Lo zero nella natura e nella metafisica
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“La trova in tutto il mondo: / nei petali dei fiori… pigne e girasoli… divine proporzioni” collega la successione di Fibonacci e il numero aureo ai pattern naturali; la matematica diventa grammatica del creato.
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“Chi apprezzerà nullità, inesistenza, inconsistenza?” pone una domanda retorica: culturalmente il nulla non è valorizzato, ma il testo prepara il rovesciamento.
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L’immagine della “monarchia dell’uno” che si fa “dieci, cento, mille” grazie allo zero è una parabola politica: il potere isolato dell’Uno si apre alla molteplicità solo accettando quel piccolo “niente” dopo di sé.
5. Ritratto esistenziale dello zero
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Le definizioni in anafora (“Lo zero è vacuità nascosta… vuoto esistenziale… vita a perdere… vita marginale”) umanizzano lo zero: evocano le persone ai margini, i “nessuno” della società.
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Il paradosso è che ciò che è vacuo e marginale è in realtà condizione di possibilità del molteplice; senza zero “il piccolo resta tale e l’uno rinunzia ad essere molteplice”.
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Qui il poemetto scivola dalla matematica all’etica: chi è nullo/irrilevante secondo i criteri del potere è in realtà ciò che permette al mondo di espandersi.
6. Gratitudine e rovesciamento finale
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“Fratello arabo, grazie del dono! / e grazie a te Leonardo Fibonacci” è un riconoscimento delle radici arabe e indiane del sistema numerico e un ringraziamento al mediatore occidentale.
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“Hai trasformato il nulla in tutto / l’irrilevante nel totalizzante” è il cuore teologico‑filosofico del testo; il nulla diventa principio generativo, il marginale diventa centrale.
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“Lunga vita ai nulla del mondo / che diventino il tutto del futuro!” è benedizione e dichiarazione programmatica: i “nessuno” (persone, culture, idee marginali) sono i veri protagonisti del futuro, come lo zero lo è per la matematica.
7. Funzione performativa e tono
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La chiusa “Era questo l’Inno allo zero, Zefiro zero” è metapoetica: il testo si nomina e si incornicia, come in certe cantate o oratori, ribadendo la natura di “inno” più che di semplice poesia.
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Nel complesso il tono oscilla tra divulgazione matematica, racconto storico e predicazione laica: un inno che catechizza alla meraviglia per il vuoto e per i “nulla” del mondo.
DOMANDE PER TE
Grazie per essere qui.
La scrittura di questo brano mi ha impegnata oltre le mie aspettative.
Come ti è sembrato questo Inno allo zero?
Conoscevi l’incredibile storia dello zero?
Conoscevi la loop station?
Sapevi che oggi scriviamo con le cifre grazie proprio al genio di Fibonacci, giramondo matematico?
Saresti così gentile da esprimere un tuo punto di vista?
Mi piacerebbe ricevere un tuo commento.
Grazie,
Lucina Lanzara
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