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Il laboratorio di musica e canto coi bimbi del Parco del Sole, grazie al drum circle facilitato.

Faceva un caldo matto.
Era lunedi pomeriggio.

Le sedie distanziate erano già state preparate in un grande cerchio.

I bambini mi aspettano seduti educatamente. Li saluto con un bacio sulla testa per ciascuno e mi ricambiano con sguardi riconoscenti e parole indimenticabili.

So che la riuscita del laboratorio dipende dalla cura della fase preliminare di preparazione del set, dall’accoglienza, dalla sincronizzazione degli emisferi cerebrali. Quando sono fedele a questa promessa, il laboratorio di musica è una danza d’amore.

Abbiamo cantato “l’orologio batte”, abbiamo respirato, abbiamo suonato tamburi e percussioni, siamo stati felici.

Da alcuni anni, il lunedi pomeriggio, tengo un laboratorio di musica per i bambini del Parco del Sole all’Albergheria a Palermo.

Posso godere dello straordinario supporto delle operatrici.

La particolarità è l’eterogeneità dei destinatari: bambini dialettofoni di età compresa fra 5 e 13 anni.

Grazie al metodo del Drum Circle Facilitato di Arthur Hull ho trovato una formula che mette tutti d’accordo. 😃

L’esperienza coi bimbi e le operatrici del Parco del Sole è tra le più appaganti della mia vita e io sono tanto grata.

Buon divertimento e buona tenerezza ❤️🎶🥁

Questo è il link del video sintetico coi bimbi tenerissimi
👉 https://youtu.be/On7yWSpRorg

Quanta tenerezza fanno questi piccoli meravigliosi bimbi del Parco del Sole? 

Alba D’Accardi, Ellepì, i dischi e la mia gratitudine

Alba D’Accardi, Ellepì, i dischi e la mia gratitudine

Una delle maggiori fortune che possa capitare nella vita è incontrare qualcuno che creda in te. Alba D’Accardi è una di quelle a cui porterò gratitudine eterna.

Nel 2003 partorii insieme a Salvo Compagno Il canto del Sole, un concerto per la pace, per voce sola e percussioni.

Registrammo il disco, come si suol dire, un prodotto di nicchia.

Ne parlai con Elsa Guggino, fondatrice del Folkstudio, che mi suggerì di andare da Alba.

Quando arrivai da Ellepì, Alba mi ascoltò come un ossimoro: l’intensità del suo sguardo, da una parte mi faceva percepire tutta la mia piccolezza, dall’altra mi faceva sentire una regina adagiata su un cuscino di petali.

Alba prende il disco, con il suo fare “fiero”, lo gira, lo riguarda compiaciuta e mi dice: “ci vediamo tra una settimana”.

Torno dopo una settimana, come concordato.

Alba mi accoglie come fossi un unicorno, con il mio disco di guerre e di Pace, di pianti e Ninna Nanne. E io sono felice.

C’era anche Monica, non sapevo fosse la figlia. Ci salutiamo affettuosamente.

Era il 2003. Alba mi trattava con quella sua semplicità solida.

Periodicamente tornavo a trovarla. Commentare le vendite era un rituale per me emozionante e appagante.

Due anni il nuovo disco, De Mare, sempre edizione Rai. Dopo una settimana torno. Questa volta la reazione è diversa. Mi chiede: “come mai hai preso questa direzione?” De Mare è un disco cantautorale. Avevo fatto lo sforzo di rendermi più “commerciale”. Alba aveva apprezzato la mia capacità di sfida, aveva raccolto l’essenzialità del messaggio del Canto del Sole, lo aveva amato, lei aveva capito i motivi universali che avevo riversato in quel disco e io mi sentivo compresa e riconosciuta. Nonostante tutto, Alba prese il De Mare.

Dopo un paio d’anni, era pronta a portarle il mio terzo disco, “VoXaS – il grano e
L’Alba”. L’Alba, come lei! Ero entusiasta all’idea di condividere con Alba questa
nuova creatura, ancora più di nicchia delle precedenti. Ero curiosa di sapere cosa ne pensasse.

Purtroppo le cose sono andate diversamente. Ellepì si preparava a chiudere i battenti. 😩

Alba oggi ci ha lasciati. Palermo e gli amanti della musica la piangono.

Mi resta un senso di ammirazione e gratitudine, che ci vorrebbero le bandiere a mezza asta del
Comune di Palermo.

“Soffia soffia
sulla mia vela
Spingi la barca coi miei tesori
Nella stiva latino e oro
Zaffiri, argento
Chiusi in forzieri” (cit.)

Grazie Alba per
essere stata il mio vento.

Grazie Alba per essere scesa nella stiva e aver aperto i miei forzieri.

(Foto bellissima rubata dal Profilo di @Monica Blake, a cui va tutto il nostro cordoglio. )

Tu hai conosciuto Alba D’Accardi? 
Andavi da Ellepì? 

Ti aspetto nei commenti 

Canto indiano, Marta Mattalia a Palermo: l’intervista e il concerto a Casa di Violetta

Canto indiano, Marta Mattalia a Palermo: l’intervista e il concerto a Casa di Violetta

Una fantastica storia: racconti di viaggi alla ricerca del suono e della consapevolezza. Leggi l’intervista e guarda il video tratti dal concerto a Casa di Violetta.

Dicembre 2020, in piena Pandemia, Marta Mattalia approda a Palermo. Nel suo girovagare per il mondo, mi aveva informata del suo arrivo.  Da tempo coltivavamo il desiderio del nostro incontro. Adesso ci stavamo riuscendo. 


Marta Mattalia col suo canto indiano torna a Palermo

Ci tenevo molto a organizzare un incontro con l’esperienza di Marta, ci tenevo per me e per le Voci Vicine.

Sapevo intimamente che l’incontro con la persona di Marta Mattalia, il suo concerto contemplativo di canto indiano, sarebbe stato un arricchimento per tutti, me per prima.

Grazie alla collaborazione fattiva di Violetta e Carlo, nonché di Maurizio, Alessandra, Maria Gabriella, Luciana, Alessandra ed Anna Maria, Marta è stata ospitata e in cambio ha offerto questa serata. 

Le Voci Vicine intervenute hanno portato ciascuna qualcosa da mangiare. C’era di tutto. Panelle e Crocchè, rosticceria, riso pilaf, insalate, parmigiana, caponata. In Sicilia la festa si misura anche a tavola.

Abbiamo organizzato una performance a voce nuda a Casa di Violetta con le Voci Vicine, tutti distanziati e mascherati.

“Ke Goreche Emon Ghor”
Canto indiano Baul
eseguito da Marta Mattalia a Casa di Violetta


L’intervista a Marta Mattalia sul canto indiano e le sue scelte

Ci siamo siamo conosciute qualche anno fa in occasione di una masterclass di canto indiano Dhrupad con Amelia Cuni.

Lucina Lanzara:

Cara Marta Mattalia, ci siamo siamo conosciute qualche anno fa in occasione di una masterclass di canto indiano Dhrupad a Palermo con Amelia Cuni. Fu organizzata da Alejandra Bertolino Garcia.

C’era anche Ivan Segreto.
Ci vuoi dire qualcosa di quest’altra tradizione di musica indiana di cui ci hai appena dedicato un canto?


Marta Mattalia:

Si tratta di un’antica tradizione di nome Baul, specifica del Bengala Occidentale, a nord-est del paese.

La lingua utilizzata è Bengalese che come tutte le diverse lingue degli stati indiani ha radice dal Sanscrito. Infatti pochi sanno che l’Hindi, pur essendo riconosciuta come lingua nazionale, è in realtà parlata in pochi stati del nord.

I Baul sono cantori mistici itineranti che peregrinavano da un villaggio all’altro vivendo delle offerte ricevute in cambio dei loro canti. Visitavano case e famiglie diffondendo i loro canti come benedizioni in cambio di energia materiale: soldi o riso, patate e dhal. Questa pratica si chiama Madhukori. Parlo al passato perché nell’epoca corrente diverse cose stanno cambiando: da una parte molti maestri Baul hanno fondato i loro Gurukul e si sono stabilizzati, dall’altra la società che si sta modernizzando è sempre meno pronta e disposta a ricevere questo tipo di esperienza.

Il Gurukul è uno spazio di pratica e trasmissione che può essere dedicato a canto, danza, yoga, meditazione o anche niente: ogni disciplina è solo lo strumento attraverso il quale percorrere la via della consapevolezza.

In India è ancora reperibile un sapere antico, dove ogni forma d’arte è introiettata in un percorso di crescita umana e spirituale oltre che all’apprendimento di una determinata tecnica. Questo di certo è un aspetto che mi ha attratto e mi spinge a tornare.

Ho conosciuto laggiù la mia Maestra Baul dalla quale ho il privilegio di apprendere questi Canti che sono preghiere, invocazioni, non solo composizioni musicali.

Baul Gyan Darpan – West Bengal, India (2020) – ph. Ekathara Kalari

Canto indiano: Dhrupad e Baul

In una maniera spontanea e imprevista la ricerca del suono si è intrecciata a quella di essere umana sul pianeta Terra.

Lucina Lanzara:

Quando ci siamo conosciute stavi frequentando il Conservatorio di Canto Jazz.

Ci vuoi raccontare della tua formazione che ti ha portato a questo viaggio nella ricerca musicale, o musica dentro il viaggio?

 

Marta Mattalia:

Quando ci siamo conosciute mi ero appena diplomata in Conservatorio in Vocalità Afro-americana, e forse stavo già percorrendo il mio viaggio nel suono dato che sono inclusi due continenti, con la storia che li ha uniti e disuniti.

Subito dopo mi sono iscritta al Conservatorio di Vicenza nella sezione di Indologia: qui grazie ad Amelia Cuni ho scoperto il Dhrupad che è il più antico genere di musica classica indiana.

Il Baul, anche se penso che le categorie limitino illogicamente la naturale indefinitezza della sonorità, è considerato parte della tradizione folk.

A Vicenza ho conosciuto anche i maestri indiani di Dhrupad che tenevano regolarmente workshop in Italia e che avrei raggiunto anni dopo nel loro Gurukul di Bhopal, durante il mio primo viaggio in India.

La partenza nel mondo rappresenta un grande progetto di vita iniziato quattro anni fa, quando abitavo e lavoravo a Torino e ho deciso di lasciare tutto, o ricontattare tutto secondo un’altra visione.

Ho viaggiato in diversi paesi e regolarmente sono tornata in India per proseguire l’apprendimento di queste tradizioni.

In una maniera spontanea e imprevista la ricerca del suono si è intrecciata a quella di essere umana sul pianeta Terra.

“Guru Pone Mon Aache Jaar”
eseguito da Marta Mattalia
 realizzato da Panoctopus Production in Gokarna, India (2020)


Il viaggio nel canto esplora la voce e la voce esplora il viaggio.

Mi trovo in Sicilia per le stesse ragioni. Fino a qualche mese ero piacevolmente bloccata in India, durante il primo lockdown dovuto al Covid. Sono dovuta rimpatriare e dopo essere stata ferma per un po’ nel luogo natio, ho ascoltato l’onda richiamarmi a sé.

Non si tratta di uno spostamento, ma di una condizione interna.

La Sicilia mi ha condotta in una meta esotica, distaccata dal continente! Ringrazio questa terra generosa da cui ho ricevuto doni in diverse forme. Sono orgogliosa che da nord a sud un solo paese contenga una tale varietà di meraviglia.

Canti in barca – Isola di Favignana, Sicilia (2020) – ph. Alessandra Schio

Racconti che ci fanno viaggiare con te, Marta

Ci regali pezzi intimissimi che mi provocano pudore, qualche volta sento quasi il bisogno di coprirmi a mia volta, perché sembra che tu ti sia denudata del tutto per noi.

Lucina Lanzara:

Facebook è il posto in cui ti ho recuperata dopo esserci conosciute la prima volta.
Periodicamente pubblichi dei racconti che ci fanno viaggiare con te.

Ci regali pezzi intimissimi che mi provocano pudore, qualche volta sento quasi il bisogno di coprirmi a mia volta perché sembra che tu ti sia denudata del tutto per noi.

Hai studiato per poter scrivere così?

Perché narri e ci metti al corrente di questi pezzi di vita così intima?

Marta Mattalia:

Come il canto, anche la scrittura rappresenta uno dei mezzi di narrazione per esprimere l’andamento della percezione umana sulla terra. Entrambi li sento particolarmente vicini. Ho frequentato il master della Scuola Holden di Torino (n.d.r fondata da Alessandro Baricco), sull’approfondimento delle diverse tecniche di storytelling.

Uno degli strumenti più preziosi di cui mi ha dotata è la consapevolezza autoriale.

Il processo di scrittura si svolge nell’atto di togliere, per far emergere il midollo espressivo dalla materia narrata. In modo analogo funziona il canto, a nuda voce. Attraverso il vocabolario o le frequenze sonore mi restituisco, mi svuoto.

Deserto del Sahara – Ouarzazate, Marocco (2018) – ph. Lhou Ssin 

Canto indiano Baul, struttura e caratteristiche

Il Baul è una tradizione tramandata oralmente, e alcuni Canti viaggiano da labbra a labbra da 500-600 anni.

Lucina Lanzara:

Soffermandoci maggiormente sull’aspetto tecnico musicale del canto indiano, i Canti Baul si basano su una struttura regolare? Gli indiani coltivano questo tipo di estensione vocale fin dall’infanzia o c’è una scuola specifica di formazione per poter usare la voce nel modo adatto?


Marta Mattalia:

Secondo la concezione orientale viene meno la distinzione fra il tempo per l’esercizio, il riscaldamento e la pratica effettiva.

Il modo in cui utilizzi la pratica deve già includere una certa fisiologia del cantare. Di certo per cultura musicale l’abitudine dirige l’ascolto e l’uso della voce a tonalità tendenzialmente acute.

Il Baul è una tradizione tramandata oralmente, e alcuni Canti viaggiano da labbra a labbra da 500-600 anni.

Tendenzialmente il poeta del testo è anche il compositore della musica, oppure possono venire applicati testi differenti sulla stessa melodia, che è intesa come patrimonio condiviso.

Lungo il Gange – Varanasi, India (2020) – ph. Kandukuri Ramesh Babu

I Canti si basano su una struttura precisa: ci sono le stanze – strofe, e il ritornello che rappresenta il tratto melodico più orecchiabile che ritorna regolarmente.

Nell’ultima strofa solitamente l’autore si autocita. Come si può notare sono caratteristiche del tutto simili alla forma canzone della storia musicale occidentale, dai Trovatori Provenzali ai componimenti poetici del Dolce Stil Novo.

Evidentemente è una struttura che sorge sulla base di necessità universali, affinché l’accostamento poetico con la musica possa essere efficace, memorizzabile e godibile.

L’essere umano è uno nell’essenza e trova strategie che si rivelano simili, pur essendosi formate in contesti geografici e storici diversi del pianeta.

L’Ektara, strumento musicale indiano

L’Ektara, musicalmente parlando, sostiene due funzioni principali: il ritmo e l’intonazione

 

Produce una sola nota che è la fondamentale, l’origine di tutti i successivi suoni di una scala.

Mi piace immaginarlo come il pavimento, il suolo su cui si sviluppa l’architettura della canzone. È un bordone che rappresenta l’Aum, il suono primigenio in cui tutto si origina e termina.

Una delle ragioni fondamentali nella pratica di questi canti, è cercare di far sparire la propria voce dentro la nota fondamentale, fino a tornare uno con il suono Aum.

Lucina Lanzara:

Puoi dirci qualcosa di più anche sullo strumento musicale che stai suonando?


Marta 
Mattalia:

L’Ektara è lo strumento centrale di questa tradizione. Ha una sola corda e infatti molto pragmaticamente il suo nome significa Una (Ek) – Corda (Tara).

L’Ektara che sto suonando l’ho costruita con le mie mani, per questo, più che uno strumento musicale, la considero un Tempio Volante. L’ho raccontato in questo articolo che ho scritto per il magazine Telupu – Language of the universe, chiamato “Tempio nell’Aria“.

La struttura è molto semplice, rappresenta un archetipo della prima strumentazione umana. Richiama una forma ancestrale che può essere ricollegata non esclusivamente all’India ma anche all’Africa o Sud America, come il Berimbau utilizzato nella Capoeira.

La cassa di risonanza è ricavata da un guscio di zucca, a cui aderisce la membrana vibrante di pelle di capra. Dalla cassa si alza una canna di bamboo sezionata a metà, fra cui è tesa la corda fissata alla cassa con una conchiglia di fiume e un disco di noce di cocco.

La chiave per l’accordatura è di legno: nelle bozze iniziali ero partita dall’idea di costruirla a forma di luna, ma nel processo di intaglio si è trasformata in una spirale.

Tutti i materiali sono organici, salvo la corda di acciaio.

Land Art by Anelli di Crescita – ph. Marta Mattalia

Ogni tanto Marta ci regala un racconto da bere.

Da bere perché sono cascate di vita, compensano questa sete di viaggio che ora, per differenti ragioni, sono rimandate.

Intendo viaggio fisico, perché quello nell’anima è sempre in corso.

@ Segui Marta Mattalia su Instagram e Facebook

Conoscevi Marta Mattalia e il canto indiano?

I Canti Baul?

Che impressione ne hai avuto?

Ti aspetto nei commenti!

 

I Måneskin vincono l’Eurovision con Zitti e buoni. Tra rock, censura e paillettes, ecco perché amo i Maneskin.

I Måneskin vincono l’Eurovision con Zitti e buoni. Tra rock, censura e paillettes, ecco perché amo i Maneskin.

I Måneskin vincono l’Eurovision con “zitti e buoni”.

Tra rock, censura e paillettes, ecco perché amo i Maneskin, i più votati dalla giuria popolare.

I Måneskin vincono l’Eurovision. Sopravvivo poco a queste kermesse, preferisco addirittura il richiamo di una lavastoviglie da smontare, alla sopportazione del pop e paillettes trito e ritrito. Resilienza pari a zero.

Ma c’è un MA, un grande MÅ.

Alle 22.59 whatsapp di mia nipote: “Zia, i Maneskin!”

Mi faccio aiutare da Massimo ad accendere la TV. Sono in tempo. Inizia. Sono loro. Mi sembrano tanti Abe (al secolo, mio figlio di 19 anni). Belli, tutti belli, giovanissimi, pieni di vita.

I Måneskin vincono l’Eurofestival travestiti da monelli

I Måneskin vincono l’Eurofestival travestiti da monelli. Anche questa volta sono travestiti da monelli. Adoro i loro costumi di scena, superano i confini del pregiudizio. Qualcuno dice che David Bowie e i Queen ci sono già stati. Io li trovo dei veri costumi di scena. Li firma la stilista Veronica Etro, col fratello Kean e lo stilista Nicola Cerioni, artefice del loro look.

Ho sognato Damiano dei Måneskin”

In occasione del Festival di Sanremo, anch’esso vinto dai Maneskin, ho sognato Damiano. Il post su Facebook sollevò un ginepraio. Ci siamo divertiti a commentare. Ora posso dirlo. Damiano mi desiderava, aspettava fiducioso con quel fascino tra il morbido e le spine di rosa, sulla soglia della porta della mia stanza da letto. Era un lungo ammiccare, di quelli che non puoi raccontare perché dentro ci hai messo tutti gli amplessi del mondo, ma alla fine lo rifiutavo. Si, lo rifiutavo. I cavalli di Platone cedevano il passo e io rifiutavo Damiano dei Maneskin. Ma si può essere tutta d’un pezzo anche in sogno?!

Damiano si può tingere le unghie ma resta maschio, virile. E due suoi gusti non m’importa.

Damiano si può tingere tutte le unghie della terra, ma mi arriva maschio, virile, che di più non si può. Tancredi dice che abbia una carica erotica alla Jim Morrison. Ne convengo. Condivido con Vivi queste fantasie proibite.

Cantano. Stracantano. Vivi è esperta di Rock. Mi scrive: “Rock ‘ n roll never diiiiieeeeesssssss”. Capisco dopo che li sta parafrasando al momento della proclamazione. Non mi pronuncio sul genere, sulla bravura, non mi pronuncio. Lascio che sia il mio interesse a parlare. Io sono curiosa di ascoltarli, di vederli esibire. Sento un richiamo. Ci vedo qualcosa. Ci sento qualcosa. Il testo si segue, s’impara a memoria. È un testo che ci restituisce il loro linguaggio, quello dei nostri figli, di questo tempo tranciato, atteso-sospeso, svuotato. Stiamo attenti a questi segnali, stiamo vigili, svegliamoci tutti. “La siga, la siga…” tant’è. Il testo “zitti e buoni” vince il Premio come miglior testo! 

 

Li intervistano dietro le quinte dell’Eurofestival. Si esprimono timidi come bambini di quinta.

Li intervistano dietro le quinte. Si esprimono timidi come bambini di quinta. In 5 minuti non riescono a finire una frase di senso compiuto. “Bellissima esperienza… ehm.. bellissimo… non lo dimenticheremo”. Sono visibilmente frastornati.

IL BATTERISTA è UN OROLOGIO E HA UNA PRESENZA scioccante…IL CHITARRISTA HA UN OTTIMO SUONO E LA FACCIA DI CULO ALLA bLACKMORE:)…DAMIANO è UN ANIMALE E HA PURE UNA TECNICA VOCALE BESTIALE…LA BASSISTA, PRESENZA ECCEZIONALE E, APPUNTO, OTTIME LINEE DI BASSO

Vivi Lanzara, pianista rock

Il cantante oltre alla sua bravura ha una sorta di carica erotica alla Jim Morrison, chitarrista davvero un bel tocco, batterista anche lui un grande… hanno appena 20 anni..si sono formati nel 2015 e già nel 2017 successo con xfactor… semplicemente paurosi!

Tancredi, appassionato di rock, dall'Irlanda

Votazioni. Attesa. Vittoria dei Måneskin!

Votazioni.
Attesa.
Vittoria!
Ricantano, ora senza censura.

I Måneskin saltano come i pazzi e restano a tempo e intonati, che di questi tempi pare un lusso.

Saltano come i pazzi e restano a tempo e intonati, che di questi tempi pare un lusso.

Ma è un lusso, perché su quel palco fanno il finimondo e la canzone pare sempre un disco, pulito e dal sound esattamente riconoscibile.

 

Come si pronuncia Maneskin o Moneskin?

Il nome del gruppo si deve alla bassista Victoria, la fondatrice, di origine orlandese.

Dunque si dice MOneskin, che a qualcuno è scappato di dire Moleskin! 

Forza Måneskin! Vi amiamo!!! Grandi Måneskin!
PS. Stendo un pietoso velo sulla conduzione RAI.

Zitti e buoni è il brano con cui i Måneskin vincono l’Eurofestival, lo stesso con cui avevano trionfato al Festival di Sanremo 2021. Ecco il testo.

Zitti e buoni

Loro non sanno di che parlo
Voi siete sporchi, fra’, di fango
Giallo di siga fra le dita
Io con la siga camminando
Scusami, ma ci credo tanto
Che posso fare questo salto
E anche se la strada è in salita
Per questo ora mi sto allenando
E buonasera, signore e signori, fuori gli attori
Vi conviene toccarvi i coglioni
Vi conviene stare zitti e buoni
Qui la gente è strana, tipo spacciatori
Troppe notti stavo chiuso fuori
Mo’ li prendo a calci ‘sti portoni
Sguardo in alto tipo scalatori
Quindi scusa mamma se sto sempre fuori, ma
Sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro
Io ho scritto pagine e pagine, ho visto sale poi lacrime
Questi uomini in…

La censura sul brano zitti e buoni dei Maneskin

Per partecipare all’Eurofestival i Måneskin devono rispettare un rigido regolamento. Vediamolo.

I Maneskin, vincitori del Festival di Sanremo 2021, guadagnano il diritto di partecipare all’Eurovision Song Contest, con “Zitti e buoni”.
Scende in campo la CENSURA: per regolamento dell'”Eurovision version” deve durare non più di 3 minuti, via dunque 19 secondi.

I nodi vengono al pettine con la necessità di tagliare il TURPILOQUIO.

I Måneskin non si scompongono.
Modificano.
Partecipano.
Incassano gli insulti dei Rockers per cui avrebbero dovuto rimanere fedeli al testo originale, al linguaggio che li contraddistingue.
Vincono.
A cose fatte, premio alla mano, tornano alle origini!

Le modifiche del testo si trovano nel sito Eurofestivalnews

-È stata tagliata una parte dell’introduzione, ovvero uno dei due riff

-Il verso contenente “Vi conviene toccarvi i cxxxxxxx” è stato modificato in “Vi conviene non fare più errori”

-Uno dei due riff della transizione verso la seconda strofa è stato eliminato

-La frase “Non sa di che cxxxx parla” è stata cambiata, “Non sa di che cosa parla”, come nelle due ripetizioni precedenti

dal sito dell'Eurofestival

E tu che ne pensi?

E tu che ne pensi?
Ti piacciono i Måneskin?
Ami il loro modo di fare musica? Esprimi liberamente il tuo gusto!

Ti aspetto nei commenti!

Rosso di fuoco i tramonti che verranno. Buona Pasqua in zona rossa

Rosso di fuoco i tramonti che verranno. Buona Pasqua in zona rossa

“Rosso di fuoco i tramonti che verranno” è la titolo della poesia che ho scritto per augurare Buona Pasqua in zona rossa.

 

“Rosso di fuoco i tramonti che verranno” rappresenta i miei auguri di buona Pasqua in zona rossa, quando la speranza è la prima necessità, quando la vicinanza si fa valore, quando il ritorno all’essenziale apre la possibilità di una vera Rinascita. Che il mio cuore è stretto stretto e la commozione sempre sulla finestra.

Rosso di fuoco i tramonti che verranno

Rosso di fuoco i tramonti che verranno

Rosse di porpora le albe che sorgeranno

Rosse le gote che ci inteneriranno

Rosse le labbra che ci ispirano ardore

Rosse le fragole, le ciliegie e le more.

Rosse le rose che canteremo ancora.

Rosso d’amore la vicinanza ai nostri fratelli.

Coi miei più cari auguri di pace, vicinanza, speranza e serenità.

Buona Pasqua in zona rossa a te. ❤️

 

Lucina

 

COVID-19: positiva o negativa?

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Positiva o negativa al COVID-19? La quarantena a casa della cantautrice Lucina Lanzara è iniziata il 3 ottobre 2020. L’isolamento dei congiunti. Il DPCM. L’esito del tampone, il sierologico. Incredibili le spire del COVD WORLD!

La registrazione inedita della canzone a mio padre Pietro Lanzara.

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Lucina Lanzara, la cantautrice, ha scritto una canzone per suo padre Pietro Lanzara, scomparso 10 anni fa. La canzone è ancora inedita. Lucina ha appena ritrovato la registrazione di una prova in studio con Daniele Camarda, in cui comincia ad abbozzare l’idea, l’arrangiamento. La sensazione he deve vivere è il “crederti ancora qua”. E’ possibile ascoltare l’audio della prova

Il drum circle facilitato da Lucina Lanzara: energia a 1000 per 100 tamburi!

Il drum circle facilitato da Lucina Lanzara: energia a 1000 per 100 tamburi!

Il 3 gennaioIl 3 gennaio si è tenuto a Palermo il Drum Circle facilitato dalla performer Lucina Lanzara secondo il metodo di Arthur Hall, Drum Circle Spirit. Partecipazione ed entusiasmo a 1000 per 100 tamburi!
Il Drum Circle è un evento in cui un gruppo di persone suonano tamburi e percussioni supportati da un facilitatore. Tutti possono partecipare.
Nell’articolo si parla di alcune tecniche utilizzate, vengono riportati alcuni commenti a caldo. Un video dettagliato di 3 minuti circa racconta l’evento.

L’Altare di San Giuseppe

L’Altare di San Giuseppe

L’Altare di San Giuseppe o tavola di San Giuseppe è una antichissima tradizione siciliana di devozione al Santo, con forte senso di solidarietà con chi ha bisogno. Da alcuni anni viene organizzato dlle Condomine di Via Tripoli 3 in collaborazione coi Frati Minimi di San Francesco di Paola.