Scopri cos’è “Isòla e l’esperimento delle 4 parole”
Lascia le tue 4 parole.
Ti spiego cos’è e come fare.
Ti aspetto alla fine della pagina.
Ph. Salvo Gravano
La capacità di emozionarsi
La capacità di emozionarsi è la principale caratteristica dell’essere umano, è ciò che accomuna gli essere umani. Non c’è razza, tutti esprimiamo le emozioni in modo analogo. Il pianto è pianto in inglese o in giapponese, la risata è risata in italiano come in africano. Il dolore o la felicità si esprimoni istintivamente e naturalmente in tutte le parti del mondo.
Isòla è uno dei miei dischi. È un disco fatto di emozioni. Racconta emozioni, senza dire una parola.
Nel tempo ho visto quanto le persone si emozionassero all’ascolto di Isóla.
Ho iniziato allora l’esperimento delle 4 parole.
Ho verificato quanto le persone si lascino emozionare, se messe nelle condizioni di farlo.
Ci sono persone più abituate a farlo e persone più “bloccate”. Con un adeguato lavoro, creando un contesto protetto e rassicurante, tutti si emozionano.
Dal 2015 porto avanti quest’esperimento.
Invito le persone a partecipare, In teatro quando ho rappresentato Isòla, oppure ad ascoltare in cuffia il brano prescelto.
Il risultato è formidabile: tutti partecipano!
Tutti lasciano le loro 4 parole.
Tutti vogliono partecipare!
Il risultato è sempre lo stesso: se messi nelle giuste condizioni, tutti si lasciano emozionare. L’uomo si vuole emozionare.
Isòla e l’esperimento delle 4 parole: come funziona
L’esperimento delle 4 parole consiste nell’ascoltare uno dei brani del disco Isòla di Lucina Lanzara e lasciare salire le emozioni. Al termine scrivere le proprie 4 parole simboliche, evocative, sintetiche. Possono essere un colore, un’emozione, una scena, un ricordo.
Partecipa all’esperimento delle 4 parole
Ascolta un brano a scelta:
Lacri-mare 3 minuti Marevoce 1 minuto
Lacrimare da Isòla
Marevoce da Isòla
Isòla e le 4 parole
L’esperimento va avanti dal 2015.
Le 4 parole derivano dall’esperienza di ascolto di un brano di Isòla o dell’intero concerto dal vivo.
Come vedrai, molte persone vanno oltre le 4 parole: condividono mondi.
Viaggio brezza sirene galassia
Daniele Billitteri
Giornalista, scrittore
Il fiato dell’ombelico lunare crea le stelle. Sgozzano il buio per dissanguare un’alba liquida, appena munta dal mare. Un sole saporito e rubicondo inumidisce un’alba. La traiettoria della vita è la circonferenza, del sole, della luna, della terra, dell’ombelico, dell’odimeraviglia con cui si veste la bocca del bambino. Il cerchio è la perfezione della rinascita continua. Io sono lacrima di rugiada albina in cui si tormenta il primo bacio del sole.
Mariaester Graziano
Scrittrice, cristallo terapeuta. L'esperimento delle 4 parole con Lacri-mare.
Mi conduci a un silenzioso abbandonarmi a emozioni profonde, segrete, alle mie più intense passioni.
Luigi Sacco
L'esperimento delle 4 parole con Marevoce
Deserto … sabbia …. caldo…. sole accecante… miraggi … se vuoi la danzo!
Elisa Parrinello
Ballerina, regista lascia le sue 4 parole per Marevoce
La voce del deserto!
Domenico Guddo
Fotografo, primo violoncello della FOSS, 4 parole per L'esperimento delle 4 parole con Marevoce
6. Al termine scrivi le tue 4 parole: – un’emozione – un colore – una scena – un ricordo
Lucina Lanzaracantautrice e produttrice siciliana, maestra di canto ed emozioni. Sperimentatrice vocale, prodotta dalla RAI e dalla Sonzogno, facilitatore Drum Circle metodo Arthur Hull, gestaltista, laureanda in Didattica della Musica.Ha pubblicato 6 cd, di cui 2 editi dalla Rai ed uno prodotto dalla Sonzogno e distribuito da Egea Record. Ha scritto il libro “il tuo canto libera – guida pratica alla vocalità”.
La mia dirimpettaia si chiama Cenza. Da 20 anni, il 13 dicembre bussa per consegnarmi un piattino di cuccìa, anzi due, uno alla ricotta e uno alla crema di latte. Quando mi finisce il latte, so che potrò rifugiarmi in Lei! Scambiaremo due chiacchiere e molti sorrisi. È la vicina di casa che tutti vorrebbero: premurosa, affabile, affettuosa, materna, aggregante. Le vogliamo tanto bene. Nella foto Cenza indossa una maglia gialla, la signora Stella è in rosso, io “tiro” la foto.
Cenza proviene da Campofiorito, uno dei paesi tra i più rinomati per la cura di questa tradizione.
Sotto, particolari di Altari di San Giuseppe che ho visitato a Campofiorito tra il 2016 e 2017. Clicca per ingrandire la foto
Alcuni anni fa Cenza ha proposte a noi condomine di allestire un Altare di San Giuseppe nella nostra portineria.
La proposta, apparentemente bislacca, si è rivelata uno straordinario aggregante. Dal 2014 è diventata una tradizione irrinunciabile nel mio condominio.
L’anno scorso ci ha fermate il Lockdown. Ci dettimo di fare partecipando al Flashmob dei Condomini. Quest’anno, su sollecitazione di Padre Giorgio, eccoci! Proseguiamo per gradi.
A Campofiorito le sculture di pane per l’Altare di San Giuseppe
Il pane benedetto è il cuore dell’altare di San Giuseppe. Si divide in Sculture e pane benedetto da consumare. Le sculture di pane sono l’elemento essenziale dell’Altare.
Le Sculture di Pane vanno sull’Altare, “u viscottu di San Giuseppe” tipo panini, una volta benedetti, vengono donati agli avventori.
Recuperato il pane a Campofiorito, l’appuntamento per cominciare a montare la struttura dell’Altare è alle 6 del mattino.
Ci siamo divise i compiti.
Serviva un’icona di San Giuseppe. Maria Teresa rintraccia un bel quadro tramite la sorella della sua amica Marisa Salvo, Pina.
Il quadro, per stare sull’altare, ha bisogno di un supporto. Ce lo hanno procurato gli artigiani PreGi di via Sant’Oliva.
Abbiamo scelto le tovaglie più belle, pizzo 500 e merletti d’altri tempi. A mezzogiorno la Benedizione.
La notizia si diffonde. Negli anni il nostro piccolo Altare diventa sempre più ricco.
L’Altare cresce e si sposta in Parrocchia
La mole di offerte e richieste si fa tale, che decidiamo di spostare l’allestimento dell’Altare di San Giuseppe nella monumentale chiesa di San Francesco di Paola, nostra parrocchia, coi frati Minimi.
Qui nella Cappella di San Giuseppe alla Chiesa di San Francesco di Paola a Palermo.
San Giuseppuzzu San Giuseppuzzu quando purtastivu a Maria in Egitto l’assististivu pi’ tuttu u tragittu. Assistitine ‘nta ‘stu passu strittu di bisogni e nicissitate San Giuseppuzzu unn’abbannunate.
Poesia antica siciliana a San Giuseppe
Il Quadro di San Giuseppe che ci ha prestato per alcuni anni Pina Salvo
Cosa non può mancare sull’altare di San Giuseppe ?
Sculture di Pane per l’Altare:
Il nome di Maria Il cuore di Gesù Ostensorio Gli uccellini Bastone di San Giuseppe Gli attrezzi di San Giuseppe La barba di San Giuseppe 2 Galli La cornucopia Pesce grande che mangia il pesce piccolo Cestino di fiori
Pietanze
Sfinge di San Giuseppe Cassata Cannoli Strummuli Pignoccata Agnello pasquale in marzapane Crostate Frittate miste Pasta al forno Pasta con le sarde Brocca con Acqua Brocca con Vino Pane abbrustolito (mollica ammuttunata) ovvero il formaggio dei poveri.
Oggetti
Icona di San Giuseppe Candelabri Fiori Alloro Rosmarino
Offerte alimentari
Frutta fresca colorata Frutta secca Ortaggi Frittate di ogni genere e specie (patate, carciofi, piselli) Pignoccata Rosticceria Pasta al forno Offerte di borse di spesa
.
Il gruppo per l’Altare di San Giuseppe
Il primo gruppo di “lavoro” era formato da Cenza Pillitteri Oddo (l’ideatrice-coordinatrice) Adriana Milia, Caterina D’Angelo, Stella Giampietro, Maria Teresa Furnari, il nostro portiere Sandro Licata e la sottoscritta. È passata anche Funny Gullo. Si è aggiunta poi Paola Castagna e quest’anno Giovanna Mistretta Pardo.
Tanta Pizza per organizzarci!
Per organizzarci abbiamo dovuto mangiare tante pizze! 😄😄 E mentre andiamo a fare il nostro dovere, chi incontriamo? Trova l’intruso (Salvo Piparo!!!)
Quest’anno Pino Quartana, cugino di Cenza, ha portato a Palermo le sculture di pane realizzate a Campofiorito. Le abbiamo affidate a Giovanna, giunta nel nostro condominio quest’estate.
Giovedi pomeriggio andremo ad allestire l’Altare insieme ad Alessandro, il Sacrista di San Francesco di Paola.
Fra spirito laico e religioso
L’allestimento dell’Altare di San Giuseppe è un atto di Solidarietà tra spirito religioso e spirito laico.
L’iniziativa che prende spunto dallo spirito religioso, si allarga a tutti coloro che desiderano, anche in modo laico, esprimere la loro generosità nei confronti dei più bisognosi.
L’Ex-voto: la Promessa
La Tradizione e l’ex-voto a San Giuseppe
L’Altare è un ex-voto a San Giuseppe. Detto in modo molto elementare, “Caro San Giuseppe se mi fai questa grazie che ti sto chiedendo, (ristrutturarmi la casa, la salute di un caro, un affare) io ti faccio l’Altare.”
Santi addumannati
L’Altare si poteva realizzare o tutto di tasca propria o con maggiore umiliazione andando a chiedere l’elemosina nel paese.
Si imbandiva un tavolo e si invitavano i Santi Per esempio Maria San Giuseppe e Gesu bambino
Oppure
Maria San Giuseppe e Gesu bambino e i 12 apostoli
Il padrone di casa invitava a mangiare i poveri del paese.
A ciascun santo corrispondeva a tavola un povero.
Il padrone di casa stesso serviva i poveri del paese, tra i più poveri e serviva le pietanze più buone, più ricercate, le primizie.
San Giuseppe secondo De Andrè
San Giuseppe secondo De Andrè viene cantato nel disco la Buona Novella.
Qui in “Maria nella bottega del Falegname”.
La Buona Novella (1970)
Maria Nella Bottega D’un Falegname
“Falegname col martello
perché fai den den?
Con la pialla su quel legno
perché fai fren fren?
Costruisci le stampelle
per chi in guerra andò?
Dalla Nubia sulle mani
a casa ritornò?”
Il falegname:
“Mio martello non colpisce,
pialla mia non taglia
per foggiare gambe nuove
a chi le offrì in battaglia,
ma tre croci, due per chi
disertò per rubare,
la più grande per chi guerra
insegnò a disertare”.
La gente:
“Alle tempie addormentate
di questa città
pulsa il cuore di un martello,
quando smetterà?
Falegname, su quel legno,
quanti corpi ormai,
quanto ancora con la pialla
lo assottiglierai?”
Maria:
“Alle piaghe, alle ferite
che sul legno fai,
falegname su quei tagli
manca il sangue, ormai,
perché spieghino da soli,
con le loro voci,
quali volti sbiancheranno
sopra le tue croci”.
Il falegname:
“Questi ceppi che han portato
perché il mio sudore
li trasformi nell’immagine
di tre dolori,
vedran lacrime di Dimaco
e di Tito al ciglio
il più grande che tu guardi
abbraccerà tuo figlio”.
La gente:
“Dalla strada alla montagna
sale il tuo den den
ogni valle di Giordania
impara il tuo fren fren;
qualche gruppo di dolore
muove il passo inquieto,
altri aspettan di far bere
a quelle seti aceto”.
Fabrizio De Andrè
San Giuseppe, nel Dies Natalis, è l’uomo dei conflitti interiori, della dedizione alla Famiglia spuria.
Qui siamo a Casa Professa. Dies Natalis è un’oratorio moderno, diversi brani sono dedicati a San Giuseppe, uomo inizalmente devastato dalla notizia della gravidanza di Maria. Il testo è di Salvino Leone. Questo è il più rappresentativo.
FAQ
A chi si distribuiscono le offerte alimentari?
Le offerte alimentari saranno distribuite dai Frati Minimi a persone da loro seguite e assistite.
Le offerte alimentari vengono distribuite a fine giornata a un gruppo di persone bisognose, che di volta in volta vengono individuate. Per esempio il primo anno abbiamo mandato i cibi alla casa di accoglienza per ragazze madre in via Olio di Lino di AnTonietta Passalacqua – centro studi Carlo Borromeo. Il secondo anno alla Mensa dei Frati Cappuccini e così via.
Dove si trova la Chiesa di San Francesco di Paola?
NO ZTL
La Chiesa di San Francesco di Paola si trova in Piazza San Francesco di Paola, accanto a Villa Filippina.
Passaparola.
Invita i ragazzini a venire a visitare l’Altare!
È una straordinaria esperienza di scambio umano, che nemmeno il Covid ha potuto fermare!
Per informazioni
327 9362800
Conoscevi questa tradizione ?
Hai visitato il nostro Altare?
Hai letto questo articolo?
Ci piacerebbe che lasciassi un segno del tuo passaggio!
Oggi è l’8 marzo 2021. Ho deciso di dedicare questo articolo alle voci femminili del ‘900 che hanno segnato la mia storia.
Da cantante e maestra di vocalità sono sempre stata interessata al mondo delle voci femminili con particolare riguardo, oltre alle competenze tecniche, alle capacità espressive.
Il ‘900 ha offerto straordinari esempi, tanto nel mondo della lirica, quanto dagli anni ’30 in poi, nel jazz, poi nel pop, nel rock, nella world music.
Lirica
Maria Callas
Nell’immaginario collettivo alcuni nomi risuonano, indipendentemente dall’ambito di elezione. Spicca fra tutte Maria Callas, nelle indimenticabili interpretazioni, note anche ai non addetti ai lavori, di Casta Diva (Norma di Bellini), un bel dí vedremo (Madama Butterfly), Vissi d’arte (Tosca), mi chiamano Mimí (La Boheme) – Puccini. Di origini greche, timida, bruttina, povera, si trasforma in una icona del tempo. L’evoluzione del personaggio mi ricorda l’ascesa di Sofia Loren nel cinema. Vibrante, Maria Callas, quanto avrei voluto ascoltarla dal vivo!
Ricordiamo Cecilia Bartoli, vista tante volte al Teatro Garibaldi di Genova, Daniela Dessí, che delizia, prematuramente scomparsa pochi anni fa. Ghana Dimitrova, Anna Netrebko, Mirella Freni, eccellente interprete di Puccini, (ma io non capisco le parole mentre canta), ancora Renata Scotto, Renata Tebaldi, molto amata e nota per il repertorio Verdi e Puccini. Monserrat Caballè, già stella della lirica, ascende al successo planetario grazie al connubio con Freddie Mercury in Barcelona.
Joan Baez
Joan Baez è la mia eroina, cantautrice e attivista, al fianco di Bob Dylan, ha reso la sua vita un grido per la libertà.
Voci femminili della musica leggera italiana negli anni ’60.
Mina
p>Negli anni ’60 l’Italia accoglie le cosiddette “urlatrici”, straordinarie cantanti dotate di una poderosa vocalità. Tra queste troneggia Mina, artista completa, nota grazie alla presenza costante in televisione. Il suo successo , attivo ancora oggi, sebben non ofra più la sua immagine, non compaia più in pubblico, è dovuta ad una commistione di doti di alto livello, capitanate da quelle musicali. Per Mina vale dire “buona la prima!”. Da sempre, quando entra in studio di registrazione, la prima take è perfetta, pronta per il mixaggio. Ironica, provocatrice, sempre preparata, sempre intonatissima, sempre sul pezzo. Duttilità vocale, estensione fuori dal comune, uso di varie tecniche e vari registri, uniti ad una presenza scenica fuori dal comune.
Brava brava! (Mina)
Brava! Brava! Sono tanto brava! Brava! Sono tanto brava, sono brava sono tanto brava faccio quasi tutto con la voce, sembro un usignolo sì forse…forse qualche nota non è proprio giusta…giusta però io sono certa che così nessuno sa cantar sono come un uccellin senti il trillo…senti il trillo.
Milva
Con la sua potenza vocale faceva a gara la rossa Milva. Ricordo uno strepitoso concerto di Kurt Weil al Teatro Golden di Palermo con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, (correva forse il 1992?). Senza amplificazione alcuna, azzittì una gremita platea, sovrastando spesso l’orchestra. Divenne un mio modello.
Antonella Ruggiero
Sempre nel mondo del pop, appare la vocalità brillantissima di Antonella Ruggiero, all’epoca voce dei Matia Bazar. Si distinse per l’uso di acuti e sovracuti, divenuti un suo tratto caratteristico. Non ha mai studiato tecnica vocale in senso stretto. Ho conosciuto alcuni suoi amici genovesi. Mi raccontavano che saliva sul palco a cantare da un secondo all’altro senza riscaldamento. Era sempre “pronta”! Qui nella prima esibizione live di Vacanze Romane del grandissimo Carlo Marrale, che saluto!
Giuni Russo
Tra le straordinarie voci del pop italiano, voglio ricordare Giuni Russo palermitana, sostenuta da Battiato, piegata alle esigenze della musica commerciale con brani come Alghero e un’estate al mare, a fronte di un talento indiscusso. Nell’ultima fase della sua vita stinse un sodalizio con le suore Carmelitane, registrando un capolavoro.
Dalle parole del mistico San Giovanni della Croce, Battiato e Giuny Russo partoriscono “ La sua figura“, che vorrei tanto inserire nel mio prossimo disco.
Voci femminili nella world Music
Enya
Nella World Music cito alcune icone della discografia mondiale, che hanno guidato il mio cammino.
Enya, cantante e compositrice, la voce irlandese femminile di maggior successo al mondo, vincitrice di 4 Grammy Award, 6 World Music Awards, nomination agli Oscar e Golden Globe. Mi ha colpito, quando ero ragazzina, che pubblicasse dischi e dischi, facesse successi planetari, 80 milioni di dischi venduti, rimanendo a casa sua. Mai un tour.
Lisa Gerrard
Lisa Gerrard, cantante e compositrice dalla vocalità new age nelle colonne sonore, premio Oscar, come il Gladiatore o the Passion). Padroneggia il suo strumento per farci conoscere il mondo, le oscurità degli inferi e la luce dell’Eden.
Bjork
Bjork, inquietante, indomabile forza creativa, colei che traghetta il pop nell’avanguardia. Cantautrice islandese, musicista, compositrice, attivista, sperimentatrice, vincitrice di numerosi premi, non si ferma. E ad ogni uscita sconvolge. Mi sconvolge. Sempre.
Billie Holiday
Un’ultima parola per Billie Holiday, malinconica, compagna di un’adolescenza, icona del jazz blues . Nata da una coppia di adolescenti, crebbe bisfrattata, subì violenza a 11 anni, non fu creduta perchè nera e messa in riformatorio. Si guadagnava da vivere prostituendosi. Poi le dipendenze e una fine vergognosa. Una vita di dolore che trapela in ogni fiato della sua voce. Si parla dell’assenza di una tecnica vocale solida, ma proprio quell’inconfondible impasto timbrico la rende unica e terribilmente emozionante.
Questo è un rapidissimo excursus delle voci del ‘900 che per me hanno significato qualcosa.
Il valore che ritorna è l’EMOZIONE.
Mi piacerebbe tantissimo sapere invece quali siano i tuoi riferimenti. Conoscevi queste voci? Ti piaccioni? Ti aspetto nei commenti?! Sarà bello leggerci!
Stanotte ho sognato Lelio. Adesso non ricordo bene l’antefatto. Si apriva una specie di porta a vetri ed entravo in un atrio, non tanto grande, pieno di piante, di rampicanti. Lelio era seduto su una specie di sedile di pietra. Sembrava la scena di un film sul Vangelo, cosi mi sembrava.
Lelio era solido, seduto su questa specie di sedile di pietra che pareva il bordo basso di un antico pozzo. A torso nudo, stava bene, era come se mi stesse aspettando. Era esattamente lui, sembrava forse avere più anni, ma era pieno di forze, in salute, sereno, forse un po’ più possente di come lo ricordi. Luminoso. Era seduto su questa roccia e mi aspettava.
Appena l’ho visto, ho esclamato: Lelio, Lelio sei tu?! E in due passi ero già da lui, che ridevo con gli occhi sbarrati e felici e lo abbracciavo fortissimo e lo toccavo e gli dicevo ma sei proprio tu! Lelio! Sei tu in carne ossa cioè io ti sto sentendo, sei proprio tu e sgranavo gli occhi felice come una bambina alle giostre e gli poggiavo la mano sulla spalla, sul petto, sull’avambraccio come per vedere che fosse veramente lui. Ed era proprio lui.
Poi entrava anche Valeria, o chi per Lei. Non sono sicura che fosse Lei. Ma mi sembrava Lei. E le dicevo: lo vedi? LO VEDI Lelio? C’è Lelio! E lo toccavo, sprimacciandogli il braccio, gli posavo di nuovo la mano sulla spalla, con quei colpetti amicali che mi veniva sempre da dargli. E chiedevo di nuovo a Valeria lo vedi? Tu lo vedi? Lelio lo vedi?. Lei non si stupiva, non si turbava. Si sporgeva in avanti, faceva un cenno con la mano per toccare dove toccavo io, ma era come se per lei fosse trasparente. Capivo che non lo vedesse in quel momento, ma era normale. Lei manteneva quell’aura di saggezza. Quel momento era per me. Non c’era alcun privilegio, nè esclusione. Adesso Lelio aveva da dire qualcosa a me. L’incontro mi è parso durare un pomeriggio intero, è stato pieno, vero, abbondante, una copiosa grazia. Nel tempo degli umani saranno stati forse 2 minuti, ma furono come ore e ore. Lelio mi trasmetteva un mare di cose a tutti i livelli. Parlava e parlava di una grande quantità di missioni da compiere. Fermo. Sereno. Attentamente sereno. E fermo. Che Lui le aveva iniziate. E andava bene così. Non c’era angoscia. Non c’era più quel senso di ingiustizia quotidiana armata di franco entusiasmo e spirito di azione, di rivolta gentile e burlesca, che la vita si vive ridendo. Un pensiero fermo. Lui era un pensiero fermo. Era un presagio. Una profezia? Un punto assestato : la certezza che abbiamo avuto con noi un Profeta.
Ti aspetto in un altro sogno Lelio. Ho il cuore gonfio che vorrei rivederti e condividere quei sogni di voci e di cori e di gente a migliaia da fare cantare insieme. Ti abbraccio forte, che ti sento sempre con me. Sempre con tutti noi. Che ci sei più che mai. Ciao Lelio, come sei bello nella tua Fermezza.
SIO for Lelio. Omaggio a Lelio Giannetto dalla Sicilian Improvviser Orchestra e dagli amici di Lelio
– Luci, ma Lelio sta male? – Non lo so, Massimo. Che sta succedendo? – Kristian mi ha detto di aver letto un appello su Facebook. Sembra una cosa molto seria.
Mi catapulto alla ricerca di informazioni. Lelio! Che sta succedendo? Trovo solo un post laconico sulla home di Giuseppe Guarella, componente del trio Archibugi String Ensamble: “Oggi alle 20:00 tanti amici musicisti, ognuno da casa propria, ri/suonerà una nota (15 min) a sostegno di Lelio.. Se vuoi, suona con noi..”
Chiamo immediatamente Benedetto. Conferma. Lelio è ricoverato per Covid da fine Novembre. Non ci posso credere. Una cascata di lacrime mi parte dal cuore ed esonda dagli occhi. Non posso crederci. Mi do aiuto. Ore 20.00.
Vado a suonare la mia nota.
Prego. Medito. Mi connetto. Alla fine sono sollevata. Fiduciosa. La NOTA amata da Lelio è il SOL. Siamo in tantissimi a cantare LA nota per Lelio. In tutto il mondo, una Comunità di Musicisti straordinariamente grande e straordnariamente CONSAPEVOLE.
Il canto di Lelio
Il canto di Lelio era dotato di coraggio, l’aggio del cuore, la forza del cuore. Mentre suonava, spessissimo cantava, qualche volta gridava. La sua voce mi arrivava femminile. Il suo canto era limpidissimo, dichiarato, vibrava libero, pulitissimo, puro, dolce, tenero, forte, coraggioso e autentico. Quanto amavo il tuo cantare Lelio? Era il suono della tua anima.
L’intervista a Lelio Giannetto
Per chi non conoscesse la STRAORDINARIA CREATURA che è stato Lelio, la rete offre un’infinità di video. C’è un’intervista di Tiziana Martorana per Buongiorno Regione Rai 3 che lo sintetizza a perfezione.
Favignana
Amatissimo dai ragazzini, qui un esempio. La diretta a Favignana con la direzione di Benedetto Basile
18 Dicembre 2020
ore 20.00. Vado a cantare la mia nota. Sono agitata. Mi sento meno serena di ieri. Canto. Prego. Medito. Mi connetto. Forza Lelio. Ti amiamo Lelio. La notte porta trasformazioni.
21 dicembre 2020, Solstizio d’inverno
Un silenzio tombale domina la zona antistanza la camera morturia dell’Ospedale Cervello. Siamo 50 o 60 almeno. Attoniti. Ammutoliti. Le spoglie mortali di Lelio si preparano a partire per la Calabria. Il mio cuore è stretto stretto.
Mi consolo meditando e accompagnando l’anima di Lelio nel grande Viaggio.
Ho portato con me un diapson a 136.1 hz/fs. Favorisce la connessione con il centro della Terra. Scioglie le paure, conduce alla fiducia in se stessi, ci riallinea con l’energia universale, con l’amore che viene dal profondo del cuore e con la legge universale dell’amore. Adatta per ogni tipo di meditazione (senza distinzione di religione o disciplina) porta alla leggerezza, alla gratitudine ed all’illuminazione. Il collegamento con il chakra del cuore conduce alla rivelazione che l’amore è il massimo raggiungimento a cui possiamo aspirare.
Penso a chi frequentava stretto stretto Lelio. Come potrà affrontare il baratro del suo silenzio? Come elaborerà una nuova Presenza?
Il mio cuore è stretto stretto, ma non possiamo stringerci.
Penso all’eternamente adorata Valeria, ai figli Gabriele e Luca amatissimi, ad Alessandro Librio e Giuseppe Guarella fratelli per scelta del Archibugi String Trio, ai musicisti della SIO in particolare ai flauti Benedetto Basile ed Eva Geraci, Tiziana Maionica voce lirica, Marcello Cinà sassofono soprano, Dario Compagna clarinetto, Beppe Viola strumenti ad ancia, flauti etnici, Mezz Gacano chitarra elettrica, Giuseppe Greco chitarra, Gandolfo Pagano chitarra preparata, Enrico Sorbello violoncello, Alessandro Librio violino, Alessandra Pipitone pianoforte. Penso a Gianni Gebbia, a Francesco Cusa, a Matilde Politi.Penso ad Alessandro Valenza. Penso a noi che restiamo più tristi e più poveri.
Il lutto cittadino per Lelio Giannetto
Parte una catena di email al Comune di Palermo per richiedere al Sindaco il Lutto Cittadino in onore di Lelio. Mi pare il minimo, dopo una vita di dedizione ricerca, attivazione di masse e di coscenze. A cosa servirà? Perchè doverlo richiedere? Arriva. Mi consola un pochino.
Caro Lelio, per una volta non abbiamo dovuto aspettare. Oggi, mentre gli artisti sono ancora più invisibili, quando l’arte non è nemmeno relegata, perchè se lo fosse, significherebbe che un’azione è compiuta verso di Essa. Verso di Noi. Attendere, aspettare, pazientare, esercitare resilienza.
5 anni fa
La Sinfonia per grandi Navi
Luglio 2015, Palermo. Ci incontriamo sulla via del porto. Camminavamo solerti verso il Porto per ascoltare “Sirene per mare- Sinfonia per grandi navi” del Teatro Massimo, festeggiamenti a Santa Rosalia.
Stringevi in mano il progetto presentato 7 anni prima alla Regione, in attesa di approvazione. Stesso identico format, stessa identica idea. Non ti davi pace, ma ti sentivo pacifico.
Una sede per Curva Minore
Hai fondato Curva Minore nel 1997. Quanto hai chiesto una sede per la Musica Contemporanea?
Luca, tuo figlio, mi ha scritto che a breve te ne avrebbero assegnata una ai Cantieri Culturali alla Zisa. Le battaglie quotidiane era un leitmotiv, ma tu non ti arrendevi.
Lucinaaaaaa
Correva il 2008. ore 20.30 appuntamento a casa tua per le prove dello spettacolo su De Andrè al Nuovo Montevergini. Io ero in grande tensione perchè Massimo era ancora in gara a X-Factor. Mandreucci venne a darmi una mano per sostituirlo, insieme a Tony Landolina. Anche Aida Satta Flores c’era e Benedetto Basile e Tony Landolina e Michele Piccione alle percussioni. Avevamo due prove in tutto. Citofoniamo. Niente. Ricitofoniamo. Niente di niente. Vuoto pneumatico. Ti telefoniamo. Telefono staccato. Aspettiamo. Riformulo il numero ininterrottamente, non posso sciogliere la prova. La mia tensione si va trasformando in nevrastenia. Dopo mezz’ora circa: – Pronto? – Lelio? – Lucinaaaaaaaaaaa!!! (tutto contento). – Lelio, cosa fai? Siamo in 10 fuori dalla porta di casa tua ad aspettarti per le prove. – Ahahahah! Sono al cinema con mia moglie e mio figlio. Me ne ero completamente DIMENTICATO! Ahahaah!
Incredula, SGOMENTA, cerco un contegno. Il cervello mi fuma.
Coi “tuoi tempi” ci raggiungi alle prove, munito di un devastante sivo. Le armonie posate di De Andrè non hanno tregua e spiccano il volo in assoli LedZeppeliniani. Sono nevrastenica. Rido. Piango. Rido. Rido!
L’ELio
Ciao Lelio, anzi L’ELio, come ti chiamavo, perchè tu ci facevi volare. Adesso voli tu, leggero più che mai. libero più che mai.
Ciao Lelio, avevamo ancora tanto bisogno del tuo genio, ma soprattutto del tuo amore. Ciao L’Elio, grazie grazie grazie.
Il suono dei soli
Vi amo dal profondo
Perché mi fate sentire uomo
Vi amo dal profondo
Perché riversate amore
Vi amo dal profondo
Perché chiudete gli occhi ed ascoltate
Vi amo dal profondo
Perché possiamo sognare insieme
Vi amo dal profondo
Perché a mani nude donate il vostro gesto
Vi amo dal profondo
Perché non siamo soli
Vi amo dal profondo
Perché siamo il Suono dei Soli
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